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Se il Cpr di Milano chiude

Il Centro di permanenza per il rimpatrio di Milano chiuderà! Per ora dicono solo temporaneamente e con l’obiettivo di ristrutturarlo. In realtà chiude prima di tutto perché tanti e tante hanno lottato per illuminare ciò che si voleva nascondere: era un luogo di violenze e razzismo istituzionale. Ora si tratta di arrivare alla chiusura definitiva, non solo a Milano

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Sabato 6 aprile: Milano, 5.000 in piazza contro i CPR. Foto di Milano in Movimento

Le voci si susseguivano da giorni sempre più fitte, confermate giovedì 11 aprile da una dichiarazione del deputato Riccardo De Corato: il Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Milano chiuderà, sebbene, stando a quanto ci dice, solo temporaneamente e con l’obiettivo di ristrutturarlo aumentandone la capienza; è una notizia che al di là di tutte le cautele e i distinguo suscita in noi gioia e speranza (fonte Agenzia di Stampa Parlamentare).

Con la chiusura del CPR di via Corelli, Milano si libera infatti di un luogo di violenze, violazioni dei diritti fondamentali e razzismo istituzionale. Sappiamo bene che si tratta di una chiusura annunciata come solo temporanea, e che rimangono intatte le norme e le prassi che delineano la criminale non-gestione del fenomeno migratorio, ma dopo anni di faticosissimo e spesso sotterraneo lavoro, fatto di contatti, ricerche, denunce, mobilitazioni, nell’esprimere gratitudine a tutte le persone che in questi anni hanno dedicato tempo, energie e passione a questo obiettivo, non possiamo che rallegrarci che si faccia finalmente un passo nella giusta direzione.

Abbiamo lottato per illuminare ciò che si voleva tenere nascosto e non abbiamo mai smesso di vigilare; quando il CPR fu commissariato, ribadivamo che la chiusura era l’unica gestione possibile: meno di quattro mesi dopo, i fatti ci danno ragione.

Il nostro pensiero va anche a tutte le persone rinchiuse negli altri CPR, tra cui quelle che già da qualche giorno vengono trasferite in fretta e furia da Milano: non le abbandoneremo, non ci accontenteremo, non ci fermeremo finché non avranno riavuto la libertà.

Questo annuncio non segna la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova mobilitazione innanzitutto per impedire la paventata riapertura del CPR di via Corelli, e soprattutto perché si arrivi alla chiusura definitiva di tutte le strutture dedicate alla detenzione amministrativa e alla cancellazione di questo vergognoso istituto dal nostro ordinamento e da quello dell’Unione Europea. Andiamo avanti, insieme, controvento.


Riccardo Tromba, presidente del Naga di Milano


L'articolo Se il Cpr di Milano chiude proviene da Comune-info.


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